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Friedenstein: le cellule staminali mesenchimali

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Intorno agli anni ’60 e ’70, Friedenstein e collaboratori riuscirono ad isolare dal midollo osseo le prime cellule staminali mesenchimali e a valutarne la capacità di proliferazione.

Friedenstein studiò queste nuove cellule denominandole “cellule staminali osteogeniche”. Soltanto negli anni ’90 è stato proposto il termine cellula staminale mesenchimale.

Oggigiorno, secondo l’International Society for Cellular Therapy (ISCT), il termine cellula staminale mesenchimale è designato per le cellule isolate da midollo osseo e altri tessuti con capacità di differenziazione multipotente in vitro e deve soddisfare tre criteri minimi. Prima di tutto, le cellule devono essere facilmente separabili in coltura (aderenza plastica), in secondo luogo dovrebbero esprimere determinati marcatori di superficie delle cellule (CD105, CD73 e CD90) e non esprimere altri tipi di molecole di superficie (CD45, CD34, CD14, CD79 e HLA-DR) e, infine, devono differenziare in cellule del tessuto adiposo, del tessuto cartilagineo e del tessuto osseo (adipociti, condroblasti e osteoblasti).

Le fonti per ottenere le cellule staminali mesenchimali (MSC) sono varie: midollo osseo (BM), tessuto adiposo (AT), sangue periferico e tessuti derivati dalla nascita come placenta, sangue e tessuto del cordone ombelicale, gelatina di Wharton e liquido amniotico, ciascuno con potenziali di differenziazione specifici.

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